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Lui & Lei

Racconto 1 Capitolo 3 Le Crepe nell'Oscurità


di LoScrivano
18.02.2026    |    633    |    1 9.4
"Iniziai a svegliarmi di notte, cazzo flaccido e inutile, con un senso di nausea che saliva dallo stomaco – non per il sesso, ma per il nulla che seguiva..."
Compiuti i vent’anni, la mia dipendenza si trasformò in un mostro con artigli sempre più affilati. Non bastavano più le feste private o i triangoli casuali; volevo il brivido del rischio, il sapore metallico della paura misto al sudore salato dei corpi esposti. Iniziai a cercare l'esibizionismo pubblico – scopare in luoghi dove chiunque poteva vederci, dove il pericolo di essere scoperti amplificava ogni spinta, ogni gemito. Era come se il mio cazzo avesse bisogno di un pubblico invisibile per venire davvero, per scaricare quel veleno che mi avvelenava le vene.
La prima volta fu in un parco cittadino, di notte, sotto un lampione sfarfallante che proiettava ombre lunghe e distorte sui sentieri ghiaiosi. Avevo rimorchiato Elena in un bar – venticinque anni, capelli rossi fuoco che le arrivavano al culo sodo e muscoloso, tette piene con capezzoli larghi e sensibili, un piercing alla lingua che prometteva meraviglie. Indossava un vestito corto che le saliva sulle cosce pallide ogni volta che si muoveva, e io sentivo già l'odore muschiato della sua eccitazione filtrare attraverso il tessuto sottile mentre la portavo verso una panchina isolata.
"Qui? Sul serio?" mormorò lei, occhi spalancati ma luccicanti di eccitazione sporca, mentre le infilavo una mano sotto il vestito. Le sue mutandine erano fradice, un tanga nero appiccicoso di umori densi e caldi che mi ungevano le dita; sfregai il clitoride gonfio, duro come un nocciolo bagnato, e lei si morse il labbro, gemendo piano: "Cazzo, sì... fai di me quello che vuoi, bastardo." La spinsi contro la panchina fredda e arrugginita, le alzai il vestito fino alla vita rivelando la figa rasata, labbra esterne scure e gonfie che si aprivano come petali umidi, un filo di muco trasparente che colava lungo l'interno coscia, odorando di sale e desiderio represso.
Mi slacciai i pantaloni, tirai fuori il cazzo – venoso e curvo, cappella viola lucida di pre-cum che gocciolava in gocce appiccicose – e la penetrai in piedi, da dietro, con un colpo violento che la fece urlare. Slap-slap-slap, il suono delle mie palle che sbattevano contro il suo culo echeggiava nel parco vuoto, misto al rumore umido della figa che ingoiava il mio uccello, pareti interne vellutate e contratte che mungevano ogni vena pulsate. "Scopami come una troia da strada," ansimò lei, spingendosi indietro contro di me, le unghie che graffiavano il legno scheggiato della panchina. Sudore le colava tra le tette, odorando di vaniglia mista a muschio animale; le strizzai i capezzoli duri, torcendoli fino a farla gemere di dolore misto a piacere, la pelle che bruciava sotto le mie dita ruvide.
Sentii passi lontani – qualcuno che camminava sul sentiero opposto – e il brivido mi fece spingere più forte, più profondo, il cazzo che sfregava contro il suo punto G facendola tremare. Lei venne urlando, corpo che si irrigidiva in spasmi, figa che spruzzava umori caldi contro il mio pube, gocciolando sul terreno erboso in pozzanghere appiccicose. Io tirai fuori all'ultimo, schizzai sul suo culo esposto – getti densi e cremosi che le dipinsero le natiche in linee bianche e filanti, odorando di cloro e sale, colando giù fino all'ano puckered che pulsava ancora. Ridemmo, ansimanti, mentre i passi si allontanavano, ma dentro di me sentii la prima crepa: il piacere era intenso, ma svaniva troppo in fretta, lasciando un vuoto freddo come la notte.
Da lì, l'esibizionismo divenne routine. Scopavo in ascensori di palazzi anonimi, mani che sfregavano fighe bagnate mentre le porte potevano aprirsi da un momento all'altro; in bagni pubblici di stazioni, con donne inginocchiate sul pavimento sporco di piscio stantio, bocche calde che ingoiavano il mio cazzo fino alla gola, saliva mista a pre-cum che colava in rivoli sul mento mentre io le tenevo la testa premuta contro il pube peloso. "Ingoia tutto, puttana," grugnivo, sentendo il suo gola contrarsi intorno alla cappella, odore di urina e disinfettante che si mescolava al nostro sudore acre.
Poi entrò il BDSM light, per spingere i limiti ancora più in là. Incontrai Giulia in un club underground – trent'anni, corpo atletico con tatuaggi che le coprivano le braccia, tette sode con capezzoli piercingati da anelli d'argento, una figa con labbra interne lunghe e sensibili che adorava essere tormentata. Mi legò le mani dietro la schiena con una corda ruvida che mi bruciava i polsi, la pelle che si arrossava e pizzicava mentre mi spingeva sul letto sfatto, odore di lattice e lubrificante chimico che riempiva la stanza buia.
"Adesso comando io, cagnolino," sibilò, montandomi sopra, guidando il mio cazzo duro nella sua figa calda e viscida, pareti interne che si contraevano come un pugno bagnato. Mi sculacciò il petto con una frusta leggera, colpi secchi che lasciavano strisce rosse brucianti, sensazioni di fuoco che si irradiavano dalla pelle al cazzo, facendolo pulsare più forte. Leccò i miei capezzoli, mordendoli fino a far uscire gocce di sangue minuscole, sapore metallico misto al suo sudore salato. Poi mi girò, mi aprì le natiche con mani forti, lingua che scavava nel mio ano stretto e puckered, sfregandolo con cerchi umidi mentre le sue dita entravano e uscivano dalla mia prostata, massaggiandola con pressione brutale che mi faceva gemere come una bestia.
La scopai legata a sua volta – polsi bloccati alla testiera con manette fredde e metalliche che tintinnavano a ogni spinta – entrandole dentro con violenza, il cazzo che sfregava contro le pareti ruvide della sua figa, clitoride piercingato che sfioravo con il pollice unto di umori. "Più duro, rompimi il culo," implorò lei, voce rotta dai gemiti, mentre le infilavo un dito nell'ano lubrificato, sentendo i muscoli contrarsi intorno, odore muschiato e terroso che si diffondeva. Venne contorcendosi, spruzzando un getto caldo che bagnò le lenzuola già umide, e io le venni in bocca, sperma denso e amaro che le riempì la gola, colando dagli angoli delle labbra rosse mentre ingoiava con un rantolo soddisfatto.
Ma sotto quel piacere estremo, le crepe si allargavano. Ogni orgasmo mi lasciava più vuoto, il corpo esausto ma la mente che urlava per di più. Iniziai a svegliarmi di notte, cazzo flaccido e inutile, con un senso di nausea che saliva dallo stomaco – non per il sesso, ma per il nulla che seguiva. "È solo una fase," mi dicevo, ma sapevo che era una bugia. La dipendenza mi stava mangiando vivo, e io continuavo a nutrirla, inseguendo il prossimo brivido pubblico, la prossima catena, il prossimo urlo sporco. Il mondo era un'arena infinita di carne, e io ero il gladiatore stanco che non riusciva a smettere di combattere.
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